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La Madonna di Trapani: |
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Alcuni
critici d'arte, studiando la Statua della Madonna di Trapani, il cui
autore - ormai assodato - è Nino Pisano, hanno creduto di scorgervi
delle proporzioni inesatte nella mano destra che si poggia sul
petto, e nella dimensione della testa del Bambino la quale appare
"piccola" disturbando, quasi l'armonioso equilibrio di tutta la
scultura. Quella mano è singolarmente grande, e il suo dorso è largo
e grassoccio. Qualcuno, volendo sdrammatizzare l'evidente gaffe
dell'artista, pensa di scusarla dicendo che la mano sia stata creata
così, immediatamente visibile in primo piano, per rendere l'intera
figura più lontana e più ideale. Altri ha detto che essa vuol
colmare il vuoto che si sarebbe creato tra il seno, un po' piatto,
della Madonna, e il busto del Bambino. Altri, finalmente, ci vede un
tentativo, riuscito goffo, di modellare questo particolare in modo
meno stilizzato e meno gotico-francese nell'intento di sganciare
l'opera dal manierismo d'oltr'alpe e di far prevalere quel sentore
naturalistico, che avrebbe raggiunto la sua espressione più alta
nella produzione artistica del Quattrocento. |
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“Nell'incarnazione
gli estremi si sono toccati
e l’infinitamente lontano
si è fatto l'infinitamente vicino,
e l'infinitamente potente
si è fatto l'infinitamente povero„
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Il Bimbo in braccio e la
grande mano sono, appunto, i primi segni evidenti di questo
magistero materno. Quella mano è rivolta ad indicare la persona, a
cui deve andare il primo pensiero di adorazione, e poi vuole
accogliere tutti con quel vago, illuminante, impercettibile sorriso
e con i palpiti di gioia che sembrano percepirsi sotto quel largo
palmo, che si poggia leggermente sul cuore della Madre. Qualcuno ha
scritto: All'armoniosa stesura e al pieno equilibrio dei piani e dei
volumi (della Statua) deve togliersi "la piccola dimensione del
Bambino".Pensiamo non sia condivisibile questa osservazione molto
soggettiva, perchè la "stesura" del pargoletto Gesù e del suo
visetto spasimante è perfettissima rapportandola sia al volto
materno, sia alle infinite espressioni di tenerezza, di colloquio
ancora balbettante, di slancio filiale, squisitamente infantile in
procinto di accostarsi perdutamente alla Madre, tirandola con la
manina verso di sé. In quel Gesù ci sono tutti i bambini di questo
mondo, nati da pochi mesi: non vi si scorge alcuna maturità
(lontanissima dalla sua natura umana, per il momento, la maturità di
Dio); è il Gesù del Vangelo che cresce in età e grazia come
qualsiasi altro figlio di uomo ed accetta anche il progressivo
evolversi di ogni essere umano. Antonino Giannetto |