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Il Carmelo di Sicilia, in particolare quello
dell’Annunziata di Trapani, non può lasciar passare sotto silenzio il
ventennale del ritorno nella casa del padre di p. Gabriele Monaco: data
anniversaria di una memoria, che s’iscrive negli annali del Santuario
Parrocchia dell’Annunziata, per averne egli investigati vicende storiche
ed eventi religiosi, in parte ignorati, in parte riesaminate e per
averli, alcuni editati, altri redatti.
Lo ricordiamo pure come promotore del culto di S. Angelo di Sicilia in
Licata (AG), dove nelle qualità di priore, giunse nel 1951, proveniente
dal Carmine Maggiore di Napoli. Del santo martire, patrono di quella
cittadina e titolare della “Provincia Carmelitana” sul versante
occidentale dell’isola, egli ci ha lasciato anche un agile profilo
biografico: “Vita di S. Angelo”.
Qui ne facciamo memoria soprattutto come storico autorevole del
santuario della Madonna di Trapani, ove visse, come membro della
comunità, per diversi anni dopo il priorato di Licata con il precipuo
compito di dedicarsi allo studio della storia del Carmelo Trapanese, al
fine di scriverne una completa e approfondita monografia: una ricerca
minuziosa nel groviglio della imponente mole di documenti pertinenti
all’argomento, sparsi per varie biblioteche e archivi, rinvenuti o
criticamente rivisitati: fatica felicemente approdata all’edizione di un
opera, pietra miliare della storia della complessa realtà
dell’Annunziata: “La Madonna di Trapani”, “Storia, culto, Folklore”,
Laurenziana, Napoli 1981. Ma detto testo monografico non esaurisce
l’indagine storiografica di Gabriele Monaco, che comprende un pregevole
opuscolo sulla “Vita di S. Alberto”, Laurenziana, Napoli 1979; infatti
l’archivio del nostro convento, rubrica ancora una sua ricca raccolta di
ritratti biografici di eminenti personaggi, i quali hanno costellato la
storia del Carmelo Trapanese lungo l’arco di sette secoli, soprattutto
per santità e dottrina, e che, pur nel contrasto travagliato delle umane
vicende, hanno profuso, sorretti dal cuore della città, energie e zelo
protesi allo sviluppo delle opere: il santuario, il convento, il
chiostro, lo “Studium generale” e la ricezione dei pellegrini, senza
dimenticare la gancia del Carmine nel centro storico, dove veniva
diretto il trasporto del simulacro della Madonna, per proteggerlo dalle
frequenti scorrerie soprattutto dei Turchi.
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Tutto ciò non deve passare in seconda linea
l’intento più rilevante, che attiene alla dimensione carismatica
della vita conventuale, nel cui contesto piuttosto va letto tra
luci e ombre, il germinare di quelle opere. Un complesso
monumentale, dicevamo quello dell’Annunziata, un gioiello di
arte sacra, elevatosi a fulcro di pietà mariana in questa vasta
plaga regionale e nell’Ordine, il cui cenobio ora, trasformato
in museo, sigla il luogo identitario educativo, di un popolo
marinaro e contadino e delle sue radici, ma altresì di un antico
carmelo, che aiuta ad aprire i cassetti della memoria, delle
emozioni e dell’elevazione, ma sprona in primo luogo per l’oggi
di fedeltà al suo carisma contemplativo evangelizzatore sulle
orme di Maria e di Alberto degli Abbate, patrono.
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| A questa
collezione di profili illustri licenziatici da Monaco, bisogna
aggiungere inoltre una “Miscellanea”: un insieme di documenti,
articoli e simili, riguardanti argomenti disparati,
interessanti, che precisano e ampliano i contenuti de “La
Madonna di Trapani”. |
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P. Gabriele Monaco (a sinistra)
in visita al santuario con P. Giuseppe Iuppa, priore-parroco
dell'Annunziata |
Non possiamo infine non menzionare una seconda
importante sua monografia concernente il Carmine Maggiore di Napoli:
“Piazza Mercato” – sette secoli di storia e di arte” Laurenziana,
Napoli. Di questa comunità carmelitana egli era, infatti, alunno.
Il Monaco è uno storico attento, un ricercatore instancabile; egli amò
questo carmelo mariano della Sicilia. La “vis polemica” emerge dalle sue
righe particolarmente quando avverte l’uso non corretto dei documenti,
in ordine alla verità storica da accertare, per quanto riguarda i
Carmelitani dell’Annunziata: letture peraltro a volte distorte da laci
prevenuti nella temperie culturale locale di inizio novecento. Egli
s’inserisce egregiamente dal suo punto di vista nella scia degli
studiosi contemporanei della storia del Santuario: dello Scuderi, della
Sibilia-Cosentino, del Venturi, della Burresi ecc.. e prosegue al tempo
medesimo una tradizione storiografica, “ab antiquo” interessata
all’Annunziata, che, pur nei limiti storico-critici di quela cultura,
coglieva già la rilevanza ecclesiale del santuario e dell’ispirato
capolavoro di Nino Pisano (+ 1368).
In questa direzione l’opera del Monaco amplia la nuova stagione e
prelude a ulteriori ricerche, i cui risultati già acquisiti, sono in
parte editi (“S. Alberto degli Abbate – Atti del Convegno, ed. Carm.
2006); in parte in corso d’imminente pubblicazione, che il notiziario
del santuario “Intorno a Maria” avrà cura di recensire puntualmente.
La corale celebrazione in corso del I° centenario delle’elevazione del
santuario a parrocchia – 15 dicembre 1909-2009 – dà conto, come segno
dei tempi, nelle drammatiche vicissitudini, del materno patrocinio di
Maria su questa Chiesa, sul Carmelo e sulla Città, affinchè noi, popolo
di Dio, oggi, scosso di dosso l’inane torpore, ci destiamo alle
emergenze del mondo contemporaneo e alle sfide del Vangelo.
P. Eliseo Castoro O. Carm.
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