Due stemmi di Trapani del trecento sulle mura del Santuario

Scoperti in due diversi conci di tufo delle mura gotiche del Santuario della Madonna del noto stemma della città di stemma_1
stemma_2Trapani con le cinque Torri, le arcate, la falce, ecc. ci dice il Pugnatore (1591) che venne apprestato in tempo svevo, cioè nel XIII secolo. Nessuna immagine, però, ne conosciamo prima di una piuttosto confusa ceralacca del 1535, apposta sulla pergamena dei privilegi concessi alla Città da Carlo v e, soprattutto, del più chiaro frontespizio del cosiddetto "Libro Rosso", il libro dei privilegi cittadini, oggi presso il Museo Pepoli, che è del 1601.
Ma abbiamo avuto la fortuna, durante un nostro studio su «La Madonna di Trapani e il suo Santuario» di recente edito (Edizioni del Santuario della Madonna di Trapani 2011) di scoprirne due esemplari dei primi decenni del Trecento in due conci di tufo delle superstiti murature gotiche che presentiamo in anteprima ai nostri lettori.
Il primo di questi conci si trova, non comunemente visibile, sopra la cuspide dell'arco ogivale che dava accesso alla cappella laterale destra del presbiterio gotico, oggi ridotta a semplice passaggio sul lato destro dell'altare della "chiesa grande". Il secondo concio, pure comunemente non visibile, si trova all'esterno, sul lato di sud-est dell'abside poligonale cui nel primo cinquecento venne a poggiarsi la rinnovata Cappella della Madonna.
Può ritenersi del tutto sicuro che le loro collocazioni e raffigurazioni stessero a simboleggiare non solo la città murata con le sue torri e porte, ma anche la partecipazione della stessa all'erezione del nuovo tempio per i Carmelitani, in sostituzione duella chiesetta romanica apprestata per loro, nel secolo precedente, dalla ricca famiglia degli Abbate.
Non è scopo di questa semplice notizia dei ritrovamenti di entrare nel merito "contenutistico" di queste primitive e rare raffigurazioni dell'insegna cittadina; tanto meno di raffrontarne il loro contenuto e la loro forma con quelli delle più tarde ed auliche rappresentazioni che ricordavamo prima.
Meno che mai, infine, vogliamo dilungarci sugli aspetti formali delle rappresentazioni, se non per rilevare ciò che, del resto, è di chiara evidenza: il linguaggio più sintetico e quasi astratto del primo, il concio dell'interno, e quello più analitico e descrittivo del secondo, quello esterno, in cui compaiono oltre alle torri anche due delle porte ogivali che si aprivano lungo le mura.
Altri, eventualmente, potrà occuparsi delle evoluzioni del tema: sino alla forma che se ne ritrova nell'accennato Libro Rosso; magari riprendendo i dubbi che già si poneva R. S. (Rosario Scalabrino, forse) su "il nuovo impero" del 28 settembre 1936.

Vincenzo Scuderi