A Trapani, ridente cittadina situata sulla punta occidentale della Sicilia, i Carmelitani giungono nella prima metà del XII secolo durante la trasmigrazione dalla Terra Santa in Europa. In un primo momento i Frati si stabilirono presso la chiesetta di S. Maria del parto, costruita dai pescatori nei primi decenni del XIII secolo, fuori le mura della città. Nel 1250 ricevono la chiesetta dell'Annunziata a circa due chilometri dalla città. Qui i Carmelitani costruiscono il loro primo convento, che viene nel corso dei secoli ingrandito più volte, fino alla forma attuale con annessa la grande Basilica e il chiostro: convento  ora per la gran parte sede del Museo Pepoli.

Davanti alla Basilica si apre un grande giardino, con numerose piante e fontane, ora villa comunale, che costituiva l'antico ingresso alla Chiesa. A destra della facciata c'è l'attuale ingresso del Museo Regionale Conte Agostino Pepoli, che contiene numerose opere appartenute al convento e alla chiesa dei Carmelitani e soprattutto buona parte del "Tesoro della Madonna", consistente in preziosissimi doni che reali e nobili fecero lungo il corso dei secoli alla Madonna di Trapani, oltre a suppellettili tipiche del Santuario, come calici, parati da Messa, ampolline...

 

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 il chiostro   dell'antico convento dei Carmelitani (era il più grande dell'Ordine in Italia).  e sullo sfondo il  campanile, ultimato nel XVII secolo: opera del capomastro Nicola Pisano. Ha quattro campane. la prima era stata fusa nel 1612. Quelle attuali sono state fuse nel 1947.           

 

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Il portale d'ingresso della Basilica, in stile arabo-normanno, a forma ogivale, risale al 1361.

 

L'interno della Basilica, nella forma attuale. Anticamente era in puro stile gotico a tre navate, con lunghe ogivali, con delle monofore e portali, di cui alcuni ancora visibili. Fu trasformato nel 1742, su progetto dell'architetto trapanese Don Biagio Giovanni Amico, in stile barocco-rinascimentale (rococò). Si presenta ad un'unica grande navata, con sedici colonne e con stucchi argentati .

 

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Una delle otto tele della Basilica: Madonna con S. Alberto del pittore Domenico La Bruna.

Non è per restare nel ciborio d'oro che Gesù discende ogni giorno dal cielo, ma per trovare un'altro cielo che gli è infinitamente più caro del primo: il cielo dell'anima nostra, fatta a immagine sua, il tempio vivo dell'adorabile trinità„.

 

L'altare basilicale attuale è degli anni sessanta, costruito dall'architetto trapanese Decio Marrone. I quattro basamenti sono in rosso sanvito; le quattro colonne monolitiche i capitelli e il baldacchino sono in marmo bianco di Carrara. Agli spigoli del baldacchino, otto statue in bronzo, del prof. Domenico Li Muli rappresentano alcune grandi figure dell'Ordine Carmelitano: Il Beato Luigi Rabatà, di Erice, S. Alberto, S. Telesforo, S. Angelo M. di Licata, S. Elia e S. Eliseo, S. Simone Stock e S. Andrea Corsini.  Sotto l'altare le reliquie di S. Clemente Martire romano, proveniente dalle catacombe di Ciriaca, situate sotto S. Lorenzo al Verano.

L'anima semplice e dritta non vede male in nulla, poichè in realtà il male esiste solo nei cuori impuri e non negli oggetti  insensibili.

 

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Il rosone a raggiera  che sovrasta il portale, sulla facciata della Basilica

 

Cappella dei pescatori, sull'arco semiacuto dell'ingresso si legge la data 1537. In fondo vi è un portale arabo normanno che immetteva sul chiostro. La cupola ottogonale è affrescata con scene della creazione e del peccato originale. Alle pareti vi sono altri affreschi purtroppo irrimediabilmente rovinati da vandaliche picchettature.  Al centro vi è attualmente il fonte battesimale.

 

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Nella Cappella della Madonna sono inoltre da notare lo splendido pavimento in marmi policromi, l'antico organo che sovrasta l'ambiente (funzionante ancora oggi dopo il recente restauro) e i piccoli portali inseriti nelle pareti della Cappella, pareti in marmo policromo intarsiato.

 

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L'arco di Antonello Gagini (a sinistra) e il cancello in bronzo di Giuliano Musarra (a destra), due capolavori della Cappella della Madonna. L'arco, opera di uno dei più valenti artisti siciliani,  fu inaugurato il 15.08.1537: sul timpano vi è Dio Padre che sorregge il mondo, mentre ai lati vi sono i medaglioni con i profeti che hanno annunciato la venuta del Messia (Isaia, Davide, Daniele, Osea...).Il cancello in bronzo è del 1591: è ricco di simboli e di figure a tutto tondo. Da ammirare le maglie della rete da pesca, con "nodi piani", i nodi che uniscono due cime e che non si possono sciogliere, simbolo dell'amore e del legame di Maria con i marinai

 

Passato l'arco del Gagini e il cancello di bronzo del Musarra si entra finalmente nel "Sacello", la parte più intima della cappella della Madonna, dove si venera la Madonna di Trapani, statua in finissimo marmo pario dell'artista Nino Pisano. Ai due lati due angeli con vesti d'argento sorreggono due candelabri. Ai piedi della statua il plastico in argento della città di Trapani, con le parole in latino: "Abbi misericordia della città in cui riposi". Il baldacchino barocco è sorretto da quattro coppie di colonne in marmo rosso venato, con capitelli corinzi in bronzo dorato. Anche qui, come nella cappella dei marinai, una grande conchiglia chiude la piccola abside. Le pareti sono tutte in marmo intarsiato variopinto, realizzate nel 1660. Tutta la suppellettile dell'altare, il ciborio, i candelabri e le lampade sono in argento, come pure in argento sono i due grandiosi candelabri, posti ai lati della cancellata, dono di Don Giovanni D'Austria il 16 agosto del 1652.

 

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Nella Cappella di S. Vito, ora del S. Cuore, e nella stanza di passaggio dalla cappella della Madonna e quella di S. Alberto, vengono conservati gli ex-voto: sono una memoria, un ricordo dei tanti prodigi di cui è testimone la fede dei trapanesi nella loro patrona. La maggior parte sono testimonianze raccolte dalla gente del mare, che nel momento del pericolo ha toccato con mano la presenza vigile e amorosa della mamma del cielo. Sono dipinti sul legno, molti anche di pregevole fattura, e venivano messi addosso alla statua della Madonna per ricordare e per ringraziare, ma anche "per incrementare la devozione del popolo".

Uscendo dalla Cappella della Madonna, a destra, si passa nella Cappella di S. Alberto, Carmelitano, nativo di Erice, (come l'altro carmelitano venerato nella nostra Chiesa, il Beato Luigi Rabatà) e    morto a Messina nel 1307. L'altare è di marmi policromi intarsiati del XVII secolo. La statua, contenente il teschio del santo (che si mette a contatto con la bambagia che viene distribuita nel giorno della festa, il 7 agosto) è di argento, opera dell'argentiere trapanese Vincenzo Bonaiuto. Dalla porticina laterale a destra si passa nella "celletta" di S. Alberto, la cameretta da lui abitata, che conserva anche le reliquie del B. Luigi Rabatà. 

 

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Ultima cosa da visitare è la sacrestia (a sinistra): vi si accede dalla Cappella di S. Alberto. E' un salone di ampio respiro con grandi finestre che si affacciano sull'antico chiostro del convento, ora Museo Pepoli. Sulla sinistra vi sono tre grandi armadi in noce del sec. XVIII, mentre sulla parete in fondo c'è la porta (ora murata) che immetteva nell'aula capitolare, anche questa ora annessa al museo Pepoli. Importanti sono gli affreschi del soffitto, a destra, opera di Domenico La Bruna: rappresentano scene della vita del profeta Elia, ispiratore e modello dei Carmelitani. E con questa visione di Elia e di Maria, raffigurata nella nuvoletta del Carmelo, terminiamo la visita artistica (e speriamo non solo...) al nostro Santuario.