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Sopra: a sinistra un'immagine del Santuario tratta da un opuscolo del 1959. A destra una foto odierna della facciata del Santuario scattata dall'interno della Villa Comunale Pepoli. |
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Ai piedi del Monte Erice, a poche miglia dal promontorio falcato dell'antica Trapani, sorge il Santuario mariano più famoso della Sicilia occidentale. Esso è custodito all'interno della grande Basilica dell'Annunziata, articolata in ambienti, raccolti l'uno accanto all'altro, che, con la data della loro costruzione, segnano le vicende di oltre sette secoli di vita. La leggenda, la tradizione e la storia sono strettamente legate, sin dall'inizio, all'immagine marmorea della "Madonna di Trapani", capolavoro di arte, di devozione e, soprattutto, di fede cristiana. Il lungo itinerario, che parte dal sec. XIII sino ad oggi, si aggancia all'arrivo in Sicilia dei frati Carmelitani, i quali, costretti dalla persecuzione islamica ad abbandonare il Monte Carmelo, in Palestina, trovarono anche a trapani rifugio e accoglienza nel 1238. In un primo momento si sarebbero stanziati poco fuori le mura di tramontana, nella chiesa di S. Maria del Parto. Poi, il 24 agosto del 1250, ricevute in donazione dal notar Ribaldo e dalla sua prima moglie donna Palma, una cappellina, dedicata all'Annunziata, e le terre adiacenti, si trasferirono là per continuare nella quiete della campagna la loro vita eremitica. A questo punto, per provvidenziale coincidenza, la storia del Carmelo trapanese si lega indissolubilmente con l'arrivo del Simulacro della Madonna. Ormai è storicamente certo - almeno così sostengono parecchi studiosi - che la Statua fu sbarcata a Trapani intorno al 1291 c., regnando in Sicilia Giacomo D'Aragona: i frati la presero in custodia, quasi ricompensa divina alle traversie dolorose per il loro forzato trapianto dalla terra d'origine, e alla caratteristica mariana del loro Ordine. Purtroppo, però, per la completa assenza di documenti storici, non sapremo mai come la Statua sia pervenuta nel nostro porto e perché sia stata affidata definitivamente alla Comunità Carmelitana. Abbiamo solamente il soccorso di molteplici leggende, fiorite dalla brillante fantasia popolare, e devotamente conservate lungo i secoli. La leggenda più conosciuta, (e in un certo senso la più accreditata anche dalla tradizione perché riportata nel Rollo I delle scritture - 1736 - , conservato nell'archivio storico dell'Ordine), ci narra di un manoscritto del 1380 in idioma siciliano, nel quale, appunto, vengono riferite notizie raccolte dalla bocca del popolo e tramandate da padre in figlio. L'Immagine - dice il manoscritto - era venerata in una chiesa di Siria, proprietà del cavaliere Templare pisano, certo Guerreggio. Alterne vicende politiche e cruenti battaglie ridussero nelle mani di Saladino, gran Sultano di Babilonia, tutta la Terra Santa. I cavalieri Templari, pertanto, dopo la sconfitta di San Giovanni D'Acri, decisero di tornarsene in patria. Guerreggio pensò bene d'imbarcare anche la sua Madonna per toglierla dalle mani degli infedeli; e con quel dolce carico fecero rotta verso Pisa, loro città di origine. Dopo un viaggio più o meno sereno, giunti al largo di Lampedusa, li colse una furiosa tempesta tanto che a stento poterono raggiungere quell'isola. Tornata la bonaccia, ripresero il largo, ma una seconda tempesta, molto più furiosa, li costrinse a riparare nel porto di Trapani. Qui rimasero per alcuni mesi per riaversi dallo spavento e per riparare i danni alla nave. Ma non appena decidevano di salpare, si ripeteva la manfrina del maltempo. |
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Si convinsero allora che nella linea provvidenziale delle cose era previsto che dovevano lasciare a Trapani il dolce carico della Statua. Perciò la consegnarono al console pisano con la promessa di imbarcarla per Pisa alla prima opportunità. La Madonna fu riposta nella chiesa di S. Maria del Parto, dove i Carmelitani di recente e per un decennio avevano trovato accoglienza, prima di trasferirsi all'Annunziata fuori le mura. Venne il giorno propizio di spedire la Statua a Livorno. Il console la fece deporre su un carro, trainato da buoi, per trasportarla al molo, dove un veliero era pronto per salpare. Ma gli animali, alla prima frustata, in modo sorprendente e con lena, presero la via della campagna quasi ubbidissero ad una guida invisibile. Il popolo in |
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grande calca esplose in grida di esultanza, sicuro che l'oggetto della sua devozione voleva rimanere in questa città. I buoi si fermarono soltanto dinnanzi alla chiesina dell'Annunziata, e i Carmelitani uscirono processionalmente ad accogliere la Madonna con gioia grandissima. |
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Il cavaliere Guerreggio, informato di quella decisione soprannaturale, stabilì che l'Immagine restasse a Trapani e in quella chiesa, servita e venerata dai frati del Carmelo.
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