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maria maddalena de’
pazzi
Firenze
2 aprile 1566 – Firenze 25 maggio 1607
il contesto storico
Il
2 aprile 1566 nasce Caterina de’ Pazzi figlia di Camillo de’ Pazzi e di
Maria Buondelmonti. La famiglia Pazzi era una nobile famiglia originaria di
Fiesole e nel pieno delle lotte tra guelfi e ghibellini loro si ritrovarono
schierati dalla parte dei guelfi e i motivi di contrasto con la famiglia
Medici in piena ascesa non mancarono e costarono alla famiglia Pazzi
l’esilio dopo una fallita congiura che costò la vita di vita di Giuliano dei
Medici ma a cui scampò Lorenzo. La risposta di Lorenzo dei Medici non si
fece attendere e oltre ad essere giustiziati gli autori della congiura seguì
come ulteriore provvedimento l’esilio della famiglia dei Pazzi. L’esilio non
durò a lungo, infatti, la cacciata della famiglia Medici favorì il rientro
dei Pazzi. Il contesto storico in cui nasce Caterina è quello della
“controriforma”, un periodo di grande fervore per la chiesa sotto l’impulso
dei risultati del concilio di Trento e nel 1569 in pieno rinascimento Cosimo
I de’ Medici, per avere introdotto la controriforma nei suoi territori,
ottiene dal Papa il titolo di Granduca. A Cosimo I succede Francesco, che
condurrà una vita piuttosto dissoluta diviso tra l’amore per una cortigiana,
Bianca Cappello, e il matrimonio con Giovanna d’Austria, sorella
dell’imperatore Massimiliano e nipote di Carlo V. Caterina de’ Pazzi si
inserisce in questo contesto storico, ricco di grandi mutamenti sociali, di
fermenti religiosi in una Firenze che cerca invano di trovare un punto di
equilibrio tra mondanità e rigore ascetico. Caterina viene battezzata il
giorno successivo alla sua nascita, un mercoledì di Passione, nel Battistero
di S. Giovanni. Fin da piccola Caterina è molto dedita alla preghiera, si
isola e prega ed è molto dedita alla carità rinunciando molto volentieri a
quanto il suo stato gli consente di possedere a favore dei poveri. Gli
slanci d’amore di Caterina sono equilibrate dall’ambiente familiare e dalla
guida spirituale di p. Andrea Rossi, della Compagnia di Gesù. P. Andrea
Rossi consiglia alla giovinetta di leggere un libretto sulla “passione” di
Gesù, un passo al giorno a cui doveva seguire, dopo aver recitato il “Veni Sancte Spiritus” e il “Confiteor”, una meditazione di almeno mezzora. Appena
Caterina fu in grado di leggere le capitò di leggere il “Simbolo di Sant’Atanasio”,
questa costituisce la prima intuizione della Trinità che l’accompagnerà
tutta la vita fin sul letto di morte dove reciterà alcune parole tratte dal
“Simbolo”. Bisogna dire che Caterina sin da piccola, fu estremamente
rigorosa nei confronti di se stessa, sottoponendosi a delle privazioni, tra
cui quella del cibo, a cui corrispondeva una grande generosità e
disponibilità nei confronti dei più poveri nel segno della carità. Caterina
assunse la prima comunione prima dell’età canonica, grazie all’intervento di
P. Andrea Rossi che compì in suo favore uno strappo alla regola e cosi il 25
febbraio del 1574, nella chiesa di S. Giovannino dei Cavalieri, retta dai
Gesuiti, gli fu impartita la prima comunione. P. Rossi permette altresì a
Caterina di comunicarsi ogni otto giorni, cosa rara a quel tempo, e lei
divide la settimana, così, in tre periodi: tre giorni di ringraziamento,
tre giorni per la preparazione e al centro l’Eucarestia. E sarà così per
tutta la vita avendo compreso che al centro del tempo deve stare “l’eterno”.
le tappe della sua ascesi
spirituale – i quaranta giorni
Il 19 aprile del 1576 (era un giovedì santo) Caterina fa voto perpetuo di
verginità a Gesù che rinnoverà in età più matura e che insieme alla croce e
all’eucarestia saranno gli elementi su cui si delineeranno la sua vita
spirituale. Caterina ha la sua prima “estasi” il 30 novembre del 1578, festa
di S. Andrea Apostolo, nella villa del Parugiano. Ad un tratto Caterina
cambiò volto, una ferita le trapasso il cuore: tutto questo accadde alla
presenza della madre, che fu spettatrice attonita e preoccupata dell’evento.
Molto importante, ai fini di aderire alla vita religiosa, fu l’esperienza
conventuale maturata presso il monastero gerosolomitano di S. Giovannino. Le
monache ivi accoglievano le ragazze come educande al fine di impartire loro
un’educazione pari al rango sociale cui appartenevano. Caterina entrò a far
parte della comunità monastica due volte di cui, la seconda, in occasione
della nomina del padre a commissario di Cortona. Caterina fu, allora,
accolta in clausura e, quando le veniva permesso, partecipava alla vita del
convento preferendo, però, restare da sola a pregare e a sviluppare
l’orazione mentale. Suoi compagni di viaggio furono le “Meditazioni di Fray
Luis de Granada” le opere di p. Fulvio Androzio e soprattutto i testi
evangelici. Nel 1580 Caterina vive un’altra estasi in cui sperimenta e
riceve la “cognizione” della “grandezza di Dio”. E’ durante questa
esperienza conventuale che Caterina maturò il convincimento di aderire alla
vita religiosa anche se, le continue penitenze, lo sforzo interiore nelle
continue ascesi e le resistenze delle religiose al suo fervore religioso,
produrranno un deperimento organico tale da costringerla a ritornare nella
villa del Parugiano dove verrà affidata alla cura dei medici. In quel luogo,
anche grazie all’aria salubre, Caterina torna in forze ed è lì che
manifesterà al padre la sua intenzione di farsi monaca. Questa decisione
provoca l’aperta ostilità della madre, in quanto i genitori avevano
delineato per la figlia un ben altro futuro, dove era previsto un matrimonio
degno del rango a cui Caterina apparteneva. I forti contrasti con la madre,
il dolore provocato alla madre, inducono Caterina a dubitare della genuinità
della sua vocazione religiosa. Sarà il colloquio con il confessore p. Blanca
a confermarla nei suoi propositi, infatti, quest’ultimo, le darà la conferma
che la sua vocazione religiosa era genuina e non frutto di una tentazione
diabolica. La madre, dinanzi all’autorevole parere del confessore, si
arrenderà e, da questo momento in poi, si preoccuperà di cercare il convento
in cui Caterina dovrà iniziare la sua vita monastica. La scelta cadrà sul
convento carmelitano di S. Maria degli Angeli, sia per la fedeltà delle
monache alla regola carmelitana, sia per la possibilità che avevano le
monache, in detto convento, di accedere spesso all’eucarestia; e questo,
come già detto, costituirà uno degli aspetti fondanti della spiritualità
maddaleniana. L’8 gennaio del 1582 il Capitolo delle monache accoglie la
giovane postulante e il 30 gennaio del 1583 avviene la “vestizione” e
Caterina abbandonerà per sempre il suo nome in luogo di quello di Maria
Maddalena. Da questo momento M. Maddalena inizierà un cammino che è
suddivisibile in tre tappe, “i quaranta giorni”, i “dialoghi”, “la
probatione” o “lago dei leoni”, che la porteranno alla piena maturità
spirituale. Dopo la vestizione M. Maddalena si affida, come morta, alla
Madre Maestra Vittoria Contugi. Possiamo affermare che le doti principali di
Maria Maddalena saranno proprio la docilità, l’umiltà, la piccolezza, la
cieca obbedienza alla Madre Maestra e alle altre novizie. Un altro aspetto
che caratterizza M. Maddalena è la “carità” che è amore per tutti in Dio e
solo per il bene. Maria Maddalena come aiutava le sue amiche nella villa del
Parugiano, così durante il noviziato si prodigava nell’aiutare le converse
nello svolgimento dei loro compiti. In particolare, tra lei e suor Angelica,
nasce un rapporto di complicità: la conversa favoriva le astensioni dal cibo
di M. Maddalena ed essa le lavava la biancheria, in uno scambio vicendevole
di carità; la complicità nella carità e come carità. Nel 1583 sette novizie
vengono ammesse alla “professione” mentre M. Maddalena dovrà ancora
attendere perché non è ancora trascorso un anno dalla vestizione così come
stabilito dalle “Costituzioni”. Scaduto l’anno, Maria Maddalena chiede di
essere ammessa alla “professione”, ma non ci sono altre novizie da abbinare
a lei per cui il momento della “professione” deve slittare. M. Maddalena, a
quel punto, dirà alla Madre Maestra delle novizie che lei farà la sua
“professione” da sola e non passerà molto tempo da questa profezia che M.
Maddalena cadrà ammalata e non ci saranno cure in grado di farla guarire. M.
Maddalena affronta sofferenze indicibili e il suo unico farmaco è il
crocifisso che si trova nella sua celletta; Maria Maddalena chiama la
malattia, “croce”, e in questa sua convinzione si delinea l’idea di aderire
alla Passione come atto supremo d’amore. Maria Maddalena farà la sua
“professione” su una lettiga posta ai piedi dell’altare della Vergine Maria,
così come lei aveva disposto. Dopo la “professione” Maddalena ritorna in
infermeria e lì cade in estasi e il suo volto abbandona i colori del male
che l’affliggeva. Sarà lei a raccontare alle consorelle quanto rivelatole in
estasi dal Signore: il Signore le aveva comunicato l’intima unione che
avviene tra un’anima e Lui mediante la “professione”. Il voto di castità la
univa al Padre, il voto di obbedienza la univa al Figlio e il voto di
povertà, invece, la univa allo Spirito Santo. Per “quaranta giorni” M.
Maddalena cadrà in estasi dopo avere ricevuto la comunione: il racconto di quell’estasi costituiranno il nucleo della prima pubblicazione su M.
Maddalena, appunto i “Quaranta Giorni”. Maria Maddalena riacquisterà la
salute grazie all’intercessione della Beata suor Maria Bagnesi, come lei di
nobile famiglia, destinata al matrimonio ma inchiodata in un letto da una
inspiegabile malattia; il suo letto diventerà il centro da cui si
irradieranno tante grazie elargite dall’Onnipotente. Le sue spoglie mortali
saranno custodite nella chiesa del convento di S. Maria degli Angeli, ed è a
lei che M. Maddalena si rivolgerà per ottenere la grazia della rinnovata
salute; la grazia le verrà prontamente concessa. Lasciata l’infermeria, e
terminati i quaranta giorni, che furono caratterizzati dal fenomeno delle
“estasi” che puntualmente si verificavano dopo che M. Maddalena aveva
ricevuto l’eucarestia, inizia per lei di nuovo la vita in comunità e
contemporaneamente ricominciano le estasi: un secondo ciclo che va sotto il
nome di “colloqui” (questo sarà il titolo della seconda pubblicazione su M.
Maddalena).
i colloqui
In questo secondo ciclo di estasi si fa più intensa la condivisione con la
“Croce di Cristo”, durante le estasi rivive le tappe della Passione con
sempre maggiore intensità e drammatizzazione. Possiamo definire la mistica
di M. Maddalena una mistica d’amore, infatti la caratteristica
saliente di questa mistica carmelitana è l’amore, l’amore per la S.S.
Trinità, per la Croce, per la Passione di Cristo, l’amore per il sangue
dello “svenato Agnello”. In questo periodo molteplici sono le grazie che M.
Maddalena riceve dal Signore, da Gesù Amore: la sera del’8 giugno del 1584
Gesù nel cenacolo le dona nel cuore un “fasciuolo” della sua Passione e alle
3 di notte, a sedare i dubbi di Maria Maddalena, circa la natura divina
degli eventi fin lì maturatisi, le dona le stimmate, visibili solo a suoi
occhi; è il fenomeno della transverberazione. Successivamente, in
un’altra estasi, a M. Maddalena vengono offerte dal Signore due corone, una
di fiori, l’altra di spine: M. Maddalena sceglierà quella di spine in luogo
di quella di fiori, ma Gesù le promette che un giorno le sarà donata quella
di fiori. Le tematiche affrontate nei colloqui sono sostanzialmente
identiche a quelle affrontate nei quaranta giorni, ma nei “colloqui” si
assiste a un maggiore approfondimento, si aggiungono vedute teologiche
estese e profonde. M. Maddalena mostra una particolare dedizione verso S.
Agostino, che lei chiama affettuosamente il suo “babbone”. Il 28 aprile del
1585 M. Maddalena riceve da Gesù l’anello nuziale.
verso la grande prova, il lago dei
leoni o probatione
La sera del 25 maggio del 1585, il Signore chiede a Maria Maddalena di
cibarsi d’ora in poi solo di pane e acqua e nei giorni festivi di cibi
quaresimali, in riparazione delle offese arrecategli in quei giorni; ed
inoltre la invita a dormire solo cinque ore per notte. Questo messaggio
costituisce l’inizio della grande prova, l’entrata di M. Maddalena nel “lago
dei leoni”: il Signore vuole metterla alla prova come l’oro nella fornace.
Al contempo il Signore le promette la vittoria finale e la protezione della
Vergine Maria, del Verbo incarnato e di S. Agostino. Questa nuova fase
possiamo dire che si inquadri in una atmosfera biblico-profetica sotto la
luce del Verbo protettivo e salvifico. Saranno cinque lunghi anni di prove e
di tentazioni demoniache che la spingeranno a credere che tutte le
penitenze, le preghiere a nulla sarebbero servite perché lei era, ormai, da
considerarsi dannata. Arriverà a mettere in forse la sua scelta vocazionale,
meditando di lasciare l’abito religioso, dubiterà, anche delle promesse
battesimali. Ma Maria Maddalena non cadrà nella trappola tesale dal demonio,
perché si è abbandonata completamente in Dio, in uno stato di completa e
cieca fiducia ed inoltre, grazie alla piena adesione al voto di obbedienza
non cederà alla tentazione di lasciare il convento. M. Maddalena ha piena
fiducia in Dio, nonostante sperimenti il fenomeno delle notte passive, in
cui Dio è silente, sembra assente, si nasconde alla vista della santa, ma
lei sa che lui è lì nonostante tutto e tutti. Il periodo della “probatione”
è carico di fenomeni estatici e di grazie che, a differenza dei “quaranta
giorni”, non sono doni deliziosi di Dio, ma frutti della Passione. Ogni anno
della probatione M. Maddalena riceve un intervento da Dio che la conferma
nella prova, non si tratta di estasi di dolcezza, ma di completa nudità e
sofferenza. Maria Maddalena sta salendo, infatti, l’irta cima del Monte
Carmelo, dove le tentazioni si fanno più aspre, le desolazioni nella
preghiera e l’insensibilità nelle meditazioni si fanno più acute. M.
Maddalena dovrà amare come una morta pur essendo viva, nella piena fede,
senza altra consolazione che possa alleviare la sua sofferenza e perfino
essendo attanagliata dalle tentazioni demoniache. In M. Maddalena la nudità
è un tema centrale che si ritrova al centro di molteplici rivelazioni
estatiche, come, ad esempio, nel “Dittico Sponsale” in cui dinanzi alla
possibilità di scegliere tra una sposa riccamente vestita e addobbata e che
stà in contemplazione al cospetto di Dio ed un’altra, nuda, che si pone al
limitare del Paradiso, lei sceglie quest’ultima. La nudità è qui intesa
come spoliazione di se stessi, da ogni vanità, orgoglio, ricchezza. A
null’altro bisogna pensare che a Gesù che si è fatto nudo per noi fino alla
morte in croce. Il Signore, in questo periodo di prova, chiamerà Maria
Maddalena a una nuova missione: il rinnovamento della Chiesa. M. Maddalena
cominciò a scrivere a diverse personalità tra cui Papa Sisto V ed in questo
fascio epistolare il tema dominante è sempre quello di mettersi alla sequela
di Cristo, adorare e seguire il “sangue dello svenato agnello”; di vivere,
sempre con riferimento ai consacrati, nel rispetto dei voti professati,
affinché possano essere d’esempio per le “pecorelle” ad essi affidate.
Invita M. Maddalena alla preghiera, a stabilire una comunità orante del
Corpo Mistico di Cristo, attorno alla Croce, affinché i frutti della
passione possano risplendere, sempre, come un nuovo gettito di sangue di
redenzione. Dobbiamo dire che in questo periodo il nutrimento principale
della mistica carmelitana fu essenzialmente l’eucarestia, l’unica fonte da
cui trarre energia e sostentamento. Quando Maria Maddalena rinnoverà la sua
“professione”, dinanzi all’altare della Vergine, chiederà di potere
camminare scalza e questo le verrà concesso, perchè, dopo un iniziale
diniego, per tutto il periodo in cui le fu impedito di camminare per il
convento scalza, ebbe i piedi così gonfi da non essere in grado di calzare
le scarpe; il fenomeno scomparve appena fu esaudito il suo desiderio. Come
estremo segno di povertà e di nudità, Maria Maddalena scelse la tonaca più
lisa e rattoppata.
La grande prova si avviò al termine quando, nel quarto anno della probazione,
pregò il Verbo affinché le estasi e i rapimenti non fossero più visibili
agli altri, ma avvenissero nel segreto della sua anima; è l’invocazione al
mistero in cui l’anima del mistico è tutta chiusa nell’unione e nulla deve
trasparire. Il Signore il 30 luglio del 1589 esaudirà le preghiere di
Maddalena mitigando le prove e permettendo che i “fenomeni” avvenissero nel
segreto della sua anima. Da questo momento M. Maddalena comincerà piano
piano ad uscire dalla grande prova, potendo ora ricominciare a partecipare
alla vita del convento. Il 9 giugno del 1590, giorno di Pentecoste, al
termine dell’ultima prova, il Signore verrà a liberarla con una serie di
grazie che iniziano, il primo giorno, con la purificazione ad opera di S.
Angelo carmelitano; il secondo giorno, il Signore, dopo averla liberata con
una schiera di angeli dai demoni che l’attanagliavano, le concede la grazia
di avere sempre davanti agli occhi la «Presenza di Dio» e di vedere
l’umanità di Gesù sotto i tre aspetti della sua vita terrena, fanciullo,
adolescente e maturo. A questo punto M. Maddalena riceve lo Spirito Santo
sotto la forma di un dardo d’amore e, dopo la purificazione, avviene la
transverberazione che chiude il periodo della probazione e segna la
definitiva uscita della santa dal lago dei leoni. Il terzo giorno il Signore
illuminò M. Maddalena sul modo in cui istruire le novizie affinché siano
unite tutte all’unisono in Lui crocefisso.
verso la gloria
Il 24 agosto 1593 la mistica carmelitana riceverà dal Signore le 20 regole
cui dovrà sottoporsi e che costituiscono un “memorandum” riassuntivo delle
esperienze mistiche fin lì vissute. Nel 1595 Maria Maddalena viene eletta
Maestra delle giovani e della Foresteria Maggiore. I suoi ultimi anni li
dedicherà alle giovani scorgendo in esse chi aveva la vocazione e chi invece
ne era priva e invitando quest’ultime a non intraprendere la vita religiosa.
Su di esse la santa carmelitana riverserà tutto l’amore che le era stato
donato e tutta la sua ricchezza e maturità spirituale, frutto di anni di
dure prove. Gli incarichi sempre più gravosi e impegnativi a cui M.
Maddalena si dedicava con grande slancio d’amore la indebolirono sempre più,
visto che continuava con la penitenza del cibo. Sarà un intervento del
Signore a permetterle un ritorno al cibo per potere avere le energie
necessarie per affrontare i suoi molteplici incarichi. Maria Maddalena si
dedicherà con amore, carità e dedizione alla cura dei laici che vengono in
visita al monastero; degna di nota è la visita che Maria dei Medici, futura
regina di Francia, le fece prima di lasciare la Toscana. In quell’occasione
Maria dei Medici chiese alla santa carmelitana tre grazie: quella di avere
figli maschi, di essere amata dal re di Francia, suo futuro sposo, di non
perdere il paradiso per il regno di Francia. Maria Maddalena espresse alla
futura regina di Francia il desiderio che i Gesuiti potessero fare ritorno
in Francia, che fosse portata avanti la lotta all’eresia ed infine chiese
“amore per i poveri”. Non passò molto tempo che Maria dei Medici, regina di
Francia ebbe un figlio maschio. E’ l’ottobre del 1602 e M. Maddalena si
trovava in refettorio, quando ascolta un brano sul “nudo patire„: il suo
volto cambia così radicalmente aspetto che le consorelle non possono non
notarlo. Si profila all’orizzonte una nuova prova, la sua sete di patire per
amore non è mai sazia. Ben presto comincia a stare male, febbre, tosse,
catarro, minano la sua salute, ma la mistica continua a dedicarsi con amore
e carità alle consorelle e alle attività del convento. Ma nel 1603, mentre
M. Maddalena si trovava in infermeria per assistere una consorella, ha la
prima “emottisi”: è il canto del cigno. Dopo un anno di indicibili
sofferenze si spegnerà non prima di avere assistito ad un ultimo fenomeno
straordinario. Infatti, le consorelle, visto le condizione disperate in cui
versava Maria Maddalena, mandano a chiamare il confessore, che stava
celebrando la messa. Il confessore ordina a Maria di attendere che lui
finisca la messa. E così, con questo ultimo atto d’obbedienza, distesa su un
giaciglio a forma di croce si chiuda l’esperienza terrena di M. Maddalena.
Sono circa le tre del pomeriggio del 25 maggio del 1607, l’ora della morte
di Cristo, quando la santa carmelitana inizia un nuovo viaggio verso la
gloria nei cieli e il suo volto si velò di un sorriso tra lo stupore delle
consorelle.
Nel 1608 avviene la “recognizione” della salma e le monache ottengono il
permesso di seppellirla all’interno della clausura; il 22 agosto del 1611
inizia il processo diocesano informativo per la beatificazione alla
presenza, come testimoni, di 50 monache e nel 1624 si avrà il “processo
remissoriale”. L’8 maggio del 1626 Urbano VIII la proclama beata e il 28
aprile del 1669 Clemente IX la dichiara “santa”.
Fabio
Di San Teodoro

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