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comune: ma, davvero,
d’allora in poi è capitato, e capita ancora, a milioni di persone.
E’ un amore che è nato, e cresce dentro di lei, irresistibile,
praticando ciò che lei chiama orazione.
E altro non è che "una conversazione intima d’amicizia
frequentemente promossa e sostenuta nel silenzio e nella solitudine
con Colui da cui sa di essere amata". Questo Gesù, sempre più
esigente e geloso, che le fa capire di non più tollerare che il
cuore di Teresa resti ancora troppo coinvolto con certe amicizie
umane, che per quanto siano irreprensibili, occupano troppo il suo
amore, impedendole di mettersi completamente a disposizione di Colui
che non ha esitato a dare la sua vita per lei.
E’ necessario che la brillante Donna Teresa de Ahumada y Cepeda,
come la chiamano ancora nel monastero, diventi la bruciante tutta
innamorata Teresa di Gesù. Ed è proprio ciò che capita un giorno di
primavera del 1554, mentre prega davanti a Cristo tutto coperto di
piaghe. D’allora si sente addosso lo sguardo di Lui accorato e quasi
implorante d’amore.
Da quel momento, la sua vita più non le appartiene, non è più sua,
ma Gesù in lei. Un Gesù che le si fa sempre più presente e così
pressante da sognarLo anche di notte. Rivelerà al suo confessore un
giorno che sembrava impossibile che si potesse amare più di così:
"Non smetteva mai di parlare a Lui o di parlare di Lui!". Non
ricordava di essersi dimenticata di Lui per più di tre minuti, anche
in mezzo agli affari e alle preoccupazioni delle sue fondazioni. Un
tale amore la porta progressivamente a non ricercare altro che
l’onore e l’interesse di Lui.
* "Il
mondo è in fiamme"
Eresie, scismi e guerre affliggono la Chiesa
in Europa. Fame, pestilenze, ignoranza... "quante anime che si
perdono".
Che fare per arrestare questo disastro? "Avrei dato mille volte la
vita pur di salvare anche una sola di queste anime... Ma, essendo
donna e imperfetta, mi vedevo impossibilitata a realizzare ciò che
avrei voluto per la gloria di Dio. Il mio grande desiderio era, ed è
tuttora, che, dato che Egli ha tanti nemici e così pochi amici,
questi almeno Gli fossero devoti. Mi decisi dunque di fare quel poco
che dipendeva da me: seguire i consigli evangelici con tutta la
perfezione possibile e indurre a questo impegno le religiose di
questo monastero".
Questo monastero è quello di San Giuseppe ad Avila, fondato un po’
fuori le mura il 24 agosto 1562.
Sarà sarà seguito da una quindicina di altri, impostati sullo stesso
modulo. Un modulo di vita rigorosamente evangelica, praticando
strettamente la povertà, la semplicità, il distacco, nella
solitudine e nella preghiera, in condizione fraterna.
La Carmelitana non si ripara dietro le grate per godervi
egoisticamente la presenza del suo Gesù.
E’ impossibile. Lui stesso non lo permetterebbe.
La Carmelitana intende lì, tra quattro mura, fare della sua vita un
sacrificio di lode, d’amore, di gioia, partecipando totalmente al
mistero di Cristo e della Chiesa.
Proprio come dirà più tardi
Edith Stein, una
delle più commoventi figlie di Santa Teresa, morta in un campo di
concentramento hitleriano: "La sposa di Cristo sta ritta al suo
fianco, come la Chiesa e come la Madre di Dio, che è la Chiesa nella
sua forma perfetta. Il dono totale del suo essere e della sua vita
la fanno entrare nella Vita e nella Passione di Cristo,
permettendole di patire e di morire con Lui di una morte che diventa
per l’umanità sorgente di vita. Così la sposa di Cristo arriva a
sperimentare una maternità spirituale che abbraccia l’umanità
intera, sia che prenda parte attiva alla conversione delle anime,
sia che ottenga per l’immolazione sua frutti di grazia per coloro
che umanamente non incontrerà mai".
Mentre un’altra sua gloriosa figlia, Santa Teresa di Gesù Bambino,
entusiasticamente e appassionatamente si identificherà con la
missione: "...nel cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’Amore". E
getterà la sua vita, come si gettano i petali di una rosa, giorno
per giorno..., per amore.
Per la realizzazione di un’opera così prodigiosa, Teresa trova un
aiuto inappagabile in un altro gigante di santità,
San Giovanni della Croce,
capofila del ramo maschile della riforma teresiana.
Come quest’ultimo, la Santa del Carmelo ci ha lasciato il suo
pensiero e la sua grande riconosciuta esperienza mistica in libri
che sono considerati veri gioielli della letteratura spagnola e
cristiana. L’orazione è l’argomento dominante, indispensabile per
una seria, progressiva, esaltante esperienza di Dio. parte da una
considerazione molto elementare: ciascuno di noi, fin dal battesimo,
porta in sé, nel profondo del proprio cuore, il Creatore del mondo,
il Sole di Giustizia.
Che ci pensiamo o no, che noi ci rifiutiamo o che l’amiamo, è Lui
che ci dona la Vita e la Luce, è Lui che ci fa il dono di respirare
e di cantare. fare orazione è esporre la propria anima ai raggi di
questo Sole per lasciarci da Lui riscaldare e illuminare.
Praticare tali autorevoli insegnamenti porta ad una trasformazione
della propria vita.
Teresa di Gesù muore a 67 anni, consumata dalle fatiche per la
fondazione dei suoi 17 monasteri.
Prima di spirare esclama: "Signore mio e Sposo mio, è arrivata
finalmente l’ora in cui potrò saziarmi di Te, che ho tanto
desiderato!".
P. Filippo Bettati

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