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ebrea-convertita-filofosa-carmelitana-martire Sempre più vivida e affascinante questa stella, tra le altre, nel grande firmamento del Carmelo. Nella notte del 6 agosto 1942, un treno della morte trasportava il suo lugubre carico di prigionieri (donne, uomini d’ogni età e bambini) verso le paludi della Slesia, ad Auschwitz. |
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Tra essi c’era la Carmelitana claustrale Teresa Benedetta con la sorella Rosa. Il loro reato era d’essere ebrei. Dopo due giorni di sete, fame e disagi terribili in vagoni piombati, furono tutti avviati alle camere a gas; e poi i loro corpi nudi, cremati o gettati in una fossa comune. uona fiera e stridente la dichiarazione ferma di Edith Stein: "Credo in Dio. Credo che la natura di Dio è amore; credo che nell’amore l’uomo esiste, è sostenuto da Dio, è salvato da Dio". In un mondo insanguinato dalla violenza, assurdo e feroce, che ancora si domanda: E’ possibile credere in Dio, dopo Auschwitz? Edith nacque a Breslavia (allora in Germania,
attualmente città polacca di Wroclaw) nel 1891, ultima di 11
figli, da una coppia di sposi ebrei. gli, da una coppia di sposi ebrei. Durante una visita ad una chiesa cattolica,
rimase meravigliata "Al veder entrare la gente tra un’occupazione e
l’altra, quasi per una faccenda abituale o per una conversazione
spontanea, rimasi colpita a tal punto che non mi riuscì più di
dimenticare quella scena...". Ma un altro fatto fu ancora più decisivo. Fu ospite per un po’ di tempo di una coppia di amici convertiti al protestantesimo. Aveva a sua disposizione la loro biblioteca. "Senza scegliere, presi il primo libro che mi capitò tra mano. Era un grosso volume che portava il titolo: Vita di Santa Teresa d’Avila scritta da lei stessa. ne incominciai la lettura e ne rimasi talmente presa che non la interruppi finché non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi dovetti confessare: "Questa è la verità". E' la conversione! Aveva trascorso nella lettura la notte intera. Al mattino andò in città a comprare un catechismo ed un messalino: li studiò a fondo e dopo qualche giorno si recò ad assistere alla prima Santa Messa della sua vita. "Niente mi rimase oscuro. Compresi anche la più piccola cerimonia. Al termine raggiunsi il prete in sacrestia e dopo un breve colloquio gli chiesi il Battesimo. Mi guardò con molto stupore e mi rispose che era necessaria per l’ammissione in seno alla Chiesa una seria preparazione. Per tutta risposta riuscii a balbettare: La prego, reverendo Padre, mi interroghi...". Dopo un approfondito esame, il prete meravigliato
per tanta preparazione, fissò il Battesimo per il capodanno del 1922
e proprio in quell’occasione Edith aggiunse al suo nome quello di
"Teresa". Le leggi razziali di Hitler la cacciano
dall’insegnamento. Da tempo ha presagito per la Germania, sua
patria, e per gli ebrei, suo popolo, tragiche rovine, avvertendo
tutti per tempo, inviando una lettera perfino al Papa. Silenzio, solitudine, nascondimento, docibilità,
lei che era abituata alle cattedre più prestigiose di filosofia.
deve moderare anche la corrispondenza. Una rabbiosa ondata di razzismo la costringe
a trasferirsi nel monastero olandese di Etch, ma anche là le
deportazioni la raggiungono un giorno, quando due agenti della
Gestapo si presentano per prelevarla. "Andiamo per il nostro
popolo", furono le ultime sue parole udite dalle sue consorelle. Si può pregare dopo Auschwitz? Edith Stein dimostra che si può pregare anche in un campo di concentramento. Il giornalista Peter van Kempen ha testimoniato: "Ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una donna spiritualmente grande e forte, che non sembrava venire a noi da un campo di prigionieri. Abbiamo parlato per 20 minuti. la prima cosa che la Serva di Dio mi domandò fu se le avessimo portato un abito... Mi disse che avrebbe sempre portato il suo abito di Carmelitana. Disse anche che nel campo si poteva pregare... Era contenta di pregare e di poter allo stesso tempo fare anche qualcosa per i compagni di prigionia. Parlò di donne che si trovavano disorientate con i loro bambini e delle quali doveva prendersi cura... Durante la conversazione ho fumato una sigaretta. le chiesi se ne voleva una anche lei. Mi rispose che lo aveva fatto un tempo e che un tempo aveva pure ballato". Un’altra testimonianza afferma: "Tra tutti gli altri deportati suo Teresa Benedetta attirava l’attenzione per la sua calma e il suo abbandono. Le urla e la confusione nel campo erano indescrivibili. Lei andava qua e là tra le donne consolando, aiutando e calmando come un angelo. Molte madri, vicine ormai alla follia, non si occupavano più dei loro bambini e guardavano davanti a sé con ottusa disperazione. Lei li lavava, li pettinava, e curava". Confidò ad un compagno di prigionia: "Non avrei mai immaginato che gli uomini potessero essere così... e che le mie sorelle e i miei fratelli ebrei dovessero soffrire tanto... Ora io prego per loro. Ascolterà Dio la mia preghiera? Certamente ascolterà il mio lamento". Forse spesso il suo pensiero andava al suo Carmelo, di cui disse: "Il Carmelo è un giardino in cui Dio e l’anima vivono in intimità... Ciò che più meraviglia è il fatto che lo spirito del Carmelo sia l’amore, e che questo spirito sia completamente vivo in questa casa... Non conosco nulla di più grandioso!". Della illustre fenomenologa Edith Stein pochi studiosi avrebbero saputo, della cristiana carmelitana ebrea deportata suor Teresa Benedetta della Croce molti di più sanno con ammirazione, e ancor più sapranno. P. Filippo Bettati
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